E' di attualità il tema della legittima difesa in occasione dell'intrusione di ladri all'interno della propria abitazione.
In certi frangenti non è davvero prevedibile la reazione di chi, magari svegliato di soprassalto nel cuore della notte, imbraccia il fucile da caccia e spara.
E' importante quindi capire quando l'utilizzo di un'arma è certamente lecito e quando invece non lo è e, in questo caso, quali sono le conseguenze della nostra reazione.
L'ambito normativo all'interno del quale ci si muove è quello delimitato dall'art 52 del codice penale il quale recita: Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa [55].
Nei casi previsti dall'articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o la altrui incolumità:
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione.
La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale.
I punti chiave sono:
- la necessità di difendersi, ovverosia l'impossibilità di fare diversamente ( ad esempio scappare oppure chiamare le forze dell'ordine...)
- il pericolo attuale: in altre parole un pericolo vero e presente non invece un sospetto o una mera possibilità
- l'offesa ingiusta: ad esempio non ci si difende legittimamente dalle forze dell'ordine che, legalmente, perquisiscono la nostra abitazione violando il domicilio. Si tratta certamente di un offesa ad un nostro diritto, ma non è anche ingiusta in quanto gli agenti stanno agendo secondo la legge.
- la proporzione: ci si difende in maniera sufficiente a neutralizzare l'aggressore. Di fronte a una fionda maneggiata da un ragazzino a 10 metri di distanza non si può usare legittimamente il fucile o la balestra di precisione. Di fronte a un ubriaco barcollante il maestro cintura nera di karate non può dare sfoggio di tutte le sue tecniche di attacco e così via...
Quindi sparare a un ladro, introdottosi nel nostro appartamento, con in mano una pistola, è molto probabilmente ritenuto legittimo anche se a dirlo dovrà per forza essere un giudice a fronte di un regolare processo.
Alcuni vorrebbero una norma più elastica, tale da ricomprendere nella legittima difesa anche tutti quei comportamenti violenti volti a difendere la proprietà, come ad esempio nel caso in cui il ladro, disarmato, scappa con la refurtiva sotto braccio e io, dalla finestra della cucina, gli sparo alle spalle, a morte, con il mio fucile da caccia. Stando le cose come sono oggi in Italia, quest'ultimo comportamento porterà ad una mia incriminazione per omicidio.
La questione sorge dalla lettura della seconda parte della norma introdotta nel 2006: quella che fa riferimento all'art. 614 c.p. che a sua volta punisce la violazione di domicilio. Il legislatore in questo caso non ha fatto proprio un buon lavoro scrivendo una norma poco chiara e di difficile interpretazione. Infatti non si dice affatto che sparare in casa propria è lecito nei confronti del'intruso. Si dice che l'utilizzo di armi legittimamente detenute è sempre proporzionale all'offesa se 1) utilizzate nei confronti di intrusi, 2) ci sia pericolo per l'incolumità, 3) non ci sia desistenza da parte dell'intruso. Il ladro posa armi e refurtiva e si da alla fuga? Se gli spari rischi il carcere. Oppure si tratta di un minore disarmato chiaramente incapace di offendere qualcuno o anche un ladro di automobili che, scoperto, si da alla fuga con il mezzo rubato. In questi ultimi casi manca il requisito della messa in pericolo del'incolumità personale per cui l'utilizzo delle armi non è considerato automaticamente proporzionale e legittimo. Si proverà a dimostrarlo in sede processuale, ma gli esiti dipenderanno dai singoli avvenimenti.
Comunque la si pensi, giusto o non giusto sparare per difendere i propri oggetti, oggi, in Italia, è considerato un reato a volte più grave del furto stesso.
Attenzione quindi per farsi ragione da soli serve un intervento normativo volto a trasformare radicalmente l'istituto della legittima difesa: fino ad allora sparare al ladro può provocare danni peggiori del furto stesso.
Dott. Davide Bianchini

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